Cambiamo

 
Che cosa posso fare io?
Azioni pratiche per contenere la generazione di gas serra
 
Il 71% delle emissioni mondiali viene generato da 6 paesi: Cina (28%), Stati Uniti (16,5%), Unione Europea (11,4), India (5,8%), Russia (5,3%) e Giappone (3,8%). Sebbene la Cina sia attualmente il maggior emettitore, la sua crescita economica è un fatto recente, e le maggiori responsabilità storiche spettano agli Stati Uniti (27%), seguiti a ruota dall'Unione Europea (25%), e poi in misura minore dalla Cina (11%) e dalla Russia (8%) [01].
Ogni cittadino italiano produce 6,7 tonnellate di CO2 all'anno [02]
Queste emissioni sono generate fondamentalmente da tre tipi di fonti:
  • produzione di nuovi oggetti (costruzione delle merci che vengono acquistate)
  • impiego di questi oggetti nel loro arco di vita (consumi di esercizio)
  • produzione/consumazione di cibo e bevande (impatti in funzione della dieta)
In termini di settore, i comparti più coinvolti nei processi di generazione di gas serra sono l'energia (25%), l'industria (21%), la zootecnia (14,5%) ed i trasporti (14%) [03].
Uno smartphone, un computer, un televisore, un'autovettura, una caldaia per riscaldamento domestico generano una parte di emissioni all'atto della loro costruzione ed una parte nel corso del loro impiego. Nel caso dell'autovettura e della caldaia è intuitiva la produzione di emissioni per ogni km percorso o per ogni kWh di calore generato. Nel caso dello smartphone può essere meno evidente che la fruizione dei servizi necessari al suo funzionamento (connessione alla rete, traffico internet, traffico voce, traffico di sms) implica l'esistenza di una complessa infrastruttura la cui costruzione, innovazione ed alimentazione genera delle porzioni di emissioni procapite che vanno sommate a quelle molto più piccole prodotte dai consumi elettrici del dispositivo che utilizziamo.
Qui di seguito vengono elencate alcune azioni che a prescindere dalle strategie attuate a livello industriale e governativo, consentono ad ogni cittadino di ridurre significativamente le emissioni che produce. Nessuna di queste azioni invita ad una privazione, ma semplicemente ad una sostituzione di una modalità con una equivalente che genera un minore impatto. Il valore indicato nella colonna di destra riporta la riduzione ottenibile sulle emissioni procapite. Quando le azioni non sono esattamente mediabili e quantificabili in quanto dipendono troppo dalle abitudini individuali, occorre eseguire dei calcoli sulla base delle indicazioni fornite.
Attraverso l'applicazione contemporanea di diversi suggerimenti è possibile ottenere una riduzione di circa 2 tonnellate, pari ad un abbattimento del 30% delle proprie emissioni procapite.
 
1.   Cambio del fornitore elettrico di casa
   

La sostituzione di un kWh prodotto da fonti fossili con uno prodotto da fonti rinnovabili consente di evitare l'emissione di 535,7 gr di anidride carbonica. Il consumo medio di ogni famiglia è di 2700 kWh all'anno [04]. Sulla base di questi dati, il passaggio ad un gestore elettrico che fornisca energia prodotta solo con fonti rinnovabili evita per ciascun contratto l'emissione di 1,44 ton di anidride carbonica all'anno. Tenendo conto che ogni famiglia italiana [05] è composta mediamente da 2,4 individui, il contenimento procapite di emissioni è di 0,6 ton di CO2.

Un esempio di fornitore certificato che fornisce nel Nord Italia il 100% di energia da fonti rinnovabili è la Società Trenta Spa. Oltre a ridurre i costi sociali esterni, la fruizione di questo servizio consente anche un risparmio economico diretto: nel primo anno di fornitura il costo della componente energia è allineato al Prezzo dell'Autorità, ma a partire dal secondo anno viene scontato del 5%, e a partire dal terzo del 10%.

  riduzione
0,6 ton
 
2.   Modificazione della dieta
   

La filiera della zootecnia è responsabile del 14,5% delle emissioni di gas serra [06]. Attraverso uno studio sui comportamenti che sono in grado ridurre più significativamente le emissioni, l'Unione Europea ha identificato tre possibili strategie in campo alimentare, che danno dei diversi risultati [07]:

dieta vegetariana (0,53 ton di riduzione): nessun consumo di carne, pesce e frutti di mare. L'assunzione di calorie resta immutata attraverso il consumo di quantità equivalenti di cereali, legumi e vegetali. Tutte le altre categorie inclusi i latticini e le uova non subiscono mutamenti.
dieta sana (0,4 ton di riduzione): assunzione di max 2.500 kcal giornaliere, mangiando almeno 500 grammi di frutta e vegetali secondo le linee guida OMS/FAO. Limitazione dei grassi al 30% delle calorie totali, degli acidi grassi saturi al 10%, degli zuccheri al 10%, riducendo il sale a non più di 5 grammi al giorno.
un giorno alla settimana senza proteine animali (0,1 ton di riduzione): non mangiando carne, latticini, uova, pesce e frutti di mare per un giorno alla settimana, il consumo di questi alimenti viene ridotto del 14%. L'assunzione di calorie resta immutata attraverso il consumo di quantità equivalenti di cereali, legumi e vegetali.

  riduzione
0,53 ton
 
3.   Pannello solare per generare acqua calda
   

Assumendo che si consumino in media ogni giorno 50 litri d'acqua calda sanitaria pro capite alla temperatura di 45°C, ipotizzando come media fra le quattro stagioni una temperatura dell'acqua proveniente dall'acquedotto di 15°C, per scaldarla di 30°C sono necessari 1.744 kWh termici al giorno. Per ottenerli impiegando una caldaia a metano che genera circa 270 grammi di anidride carbonica per kWh, vengono prodotti 470 grammi al giorno. Un sistema ibrido pannello solare + caldaia a metano con accumulo permette un risparmio fino al 60% (dato ricavato attraverso una media tra le stagioni ed i consumi), corrispondenti a 282 grammi in meno al giorno, ovvero 0,103 ton procapite di riduzione all'anno [04][08].

Il risparmio è tangibile anche dal punto di vista economico, e consente di ripagare il costo di installazione dell'impianto nel giro di qualche anno.

  riduzione
0,103 ton
 
4.   Comperare usato (nella fattispecie, automobili)
   

Le emissioni totali prodotte da un'autovettura nel suo arco di vita si possono ripartire mediamente in un 25% generato nella fase di produzione, e un 75% generato nella fase di utilizzo. La prima componente è fissa, la seconda varia in funzione del totale dei chilometri che vengono percorsi dal mezzo prima della sua rottamazione. Il calcolo delle emissioni generate nella fase di produzione può essere espresso con buona approssimazione in 530 kg di CO2-equivalente per ogni 1000 € di costo commerciale della vettura.

Ai fini di ottenere una riduzione netta delle emissioni, la scelta di acquistare una nuova auto che produca meno CO2 per ogni chilometro percorso deve tenere conto della quantità di emissioni generata nella sua produzione, abbattuta poi dal vantaggio ottenuto dalla nuova rispetto alla vecchia nella fase di utilizzo. Il risultato è che l'effettiva riduzione di emissioni inizia soltanto dopo aver percorso con la nuova auto un certo numero di chilometri.

I calcoli di convenienza vanno fatti caso per caso, e per chiarire il concetto possiamo fare un esempio, valutando la sostituzione della nostra vecchia automobile che generava 160 gr di CO2 per km con una virtuosissima Toyota Yaris Active Ibrida che ne produce meno della metà, ovvero 75 gr/km, e costa 19.250 €. Nella fase di produzione questa nuova vettura avrà generato 530 kg x 19,25 = 10,3 ton di CO2, e utilizzandola emetteremo (160-75) = 85 gr/km in meno rispetto alla precedente: ne deriva che soltanto dopo averla guidata per 137.000 km avremo ammortizzato la quantità di gas serra emessa per la produzione e potremo entrare attivamente nella fase di risparmio: prima di questa soglia, l'impatto creato sarà maggiore rispetto all'utilizzo della vecchia automobile, che a prima vista sembrava essere una scelta più inquinante [09].

Nel caso di acquisto di una vettura usata non vengono generate nuove emissioni per produrla, e quindi potremo calcolare al netto il vantaggio ottenibile tra due modelli nella loro fase di impiego. Lo stesso ragionamento deve essere applicato per la sostituzione di elettrodomestici ed altre apparecchiature, tenendo conto che i consumi elettrici supportati da fonti interamente rinnovabili (vedi punto 1) non producono delle emissioni.

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[calcolo]
 
5.   Ove è conveniente, spostarsi in treno anzichè in aereo
   

L'influenza degli aerei sull'effetto serra, e di conseguenza sul mutamento climatico, non è dovuta soltanto all'emissione della CO2 proveniente dai motori, ma anche alle variazioni della forzante radiativa causate ad alta quota in seguito alla formazione di scie di condensa, ed alla produzione di ozono. Il risultato è che un volo transoceanico produce una variazione di effetto serra paragonabile ad un anno di guida della propria vettura.

A parità di km percorsi, le emissioni prodotte dal trasporto aereo possono essere fino a 15 volte maggiori rispetto a quelle prodotte da treni elettrici ad alta efficienza (che in Europa non sono disponibili ovunque). Per confrontare l'impatto dei propri viaggi tra le modalità aereo, auto e treno, scegliendo quella più conveniente in termini di CO2eq prodotta, consumo di carburante, generazione di particolato, ossidi di azoto e idrocarburi non metanici, è disponibile il sito Ecopassenger, consultabile in 4 lingue, che è stato realizzato grazie ad una partnership tra quattro soggetti europei.

Le emissioni di ossidi di azoto, vapore acqueo, ozono, particolati e zolfo producono una significativa variante alla forzante radiativa ad altitudini superiori ai 9.000 metri, che vengono raggiunte soltanto in voli su distanze di 400-500 km e superiori: per questa ragione, con il fine di correggere il calcolo sulle tratte più lunghe, sul sito è disponibile l'opzione "CO2 emissions with climate factor" nella voce "global warming extra charge of flight", selezionabile attraverso il pulsante  CHANGE YOUR SETTINGS 

A titolo di esempio per quantificare i risparmi che sono possibili scegliendo opportunamente il mezzo di trasporto, un volo Milano-Parigi (640 km) produce 0,1763 ton di CO2eq, mentre percorrendo la stessa tratta in treno se ne producono soltanto 10,7 kg. Con la scelta di effettuare questo spostamento in treno anzichè in aereo si ottiene di risparmiare 0,167 ton di emissioni [10].

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[calcolo]
 
6.   In caso di volo, scegliere la compagnia più efficiente
   

La media di emissioni tra tutti i voli transoceanici effettuati dalle prime venti compagnie aeree restituisce un valore di 1 tonnellata di emissioni generata da ogni passeggero per ciascun viaggio. Nel 2013 il traffico aereo ha prodotto a livello globale 700 milioni di tonnellate di emissioni, che si prevede vadano a triplicarsi nel 2050.

Nel caso non si possa fare a meno di utilizzare l'aereo, è possibile ridurre notevolmente le emissioni scegliendo di volare con la compagnia che presenta la maggiore efficienza, con il risultato di ridurre di conseguenza i consumi di carburante.

La classifica è consultabile in questa pagina
Tra i vari vettori esistono differenze notevoli: la compagnia più efficiente è la Norvegian Air Shuttle, rispetto alla quale Alitalia, che si trova in classifica all'undicesimo posto, ha il 30% di efficienza in meno. Con la sua flotta di Boeing 787-8, per ogni passeggero la Norvegian percorre 40 km con un litro di carburante: Alitalia percorre 31 km, un valore più basso della media delle prime 20 compagnie, che è di 32 km. La British Airways ha il 51% di efficienza in meno rispetto alla Norvegian, e con un litro percorre soltanto 27 km per passeggero [11].

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[calcolo]
 
7.   Uso di autoveicoli condivisi, in alternativa al mezzo privato
   

Dopo il Lussemburgo, l'Italia (con 608 auto ogni 1000 abitanti) ha il tasso di motorizzazione più alto in Europa (che ha una media di 487) [12]. Esistono 3 modi di spostarsi in automobile utilizzando un mezzo diverso dal proprio: ognuna di queste soluzioni trasforma l'utilizzo di beni in una fruizione di servizi, e porta come risultato ad un risparmio delle emissioni.

SHARING. È un servizio attivo nelle città 24 ore su 24 per 365 giorni all'anno, con una tariffa inclusiva di tutto (compreso il parcheggio gratuito) che permette di utilizzare un'automobile su prenotazione, anche con soli 15 minuti di anticipo rispetto al momento dell'uso. Milano è la capitale dello sharing in Italia, con l'80% del mercato dell'auto condivisa. La rapida crescita di questa modalità è dovuta soprattutto alle soluzioni free float grazie alle quali le auto non hanno una postazione fissa di parcheggio ma possono essere prese e riconsegnate ovunque all'interno di un'area predeterminata. Le due pił note realtą in tale ambito sono Car2Go ed Enjoy, presenti a Milano, Roma, Firenze e Torino, per un totale di quasi 4.000 auto in condivisione, e rispettivamente 180.000 e 270.000 utenti iscritti. Il car sharing comunale con postazioni fisse di parcheggio è presente in 12 cittą (Bologna, Brescia, Firenze, Genova e Savona, Milano, Padova, Palermo, Parma, Roma, Torino, Venezia). Ogni auto in car sharing può toglierne 13-14 dalla strada, ma con servizi implementati su larga scala si arriva a toglierne 32. Se con la propria auto si percorrono meno di 10.000 km/anno, l'adozione di una soluzione di sharing consente un risparmio di circa 2.000 € sulle spese. La App per cellulare più utilizzata, che aggrega tutti i servizi di car sharing e bike sharing è eVeryride.
RIDE SHARING. In 19 paesi del mondo, con 20 milioni di utenti, è attiva la piattaforma BlaBlaCar (qui il sito italiano) che mette in contatto automobilisti con posti liberi a bordo e passeggeri che desiderano spostarsi sullo stesso percorso. Condividendo le spese di benzina e pedaggio le spese si abbattono (Milano-Roma costa 32 euro) e l'auto viaggia con più passeggeri (nel 58% dei passaggi offerti in Italia tutti i posti vengono occupati) diminuendo così le emissioni prodotte. Sulla tratta Roma-Napoli che è una delle più attive c'è in media una partenza ogni cinque minuti. Negli ultimi due anni di attività il servizio ha creato globalmente un risparmio di 1 milione di tonnellate di CO2.
POOLING. È una modalità di trasporto diffusa nel nord dell'Europa e negli Stati Uniti e ancora non molto popolare in Italia, che viene adottata in ambienti lavorativi o universitari, dove diversi soggetti che percorrono la medesima tratta nella stessa fascia oraria si accordano per viaggiare insieme, condividendo le spese e alternandosi nell'uso del mezzo. In Italia il principale servizio di carpooling aziendale è www.jojob.it che mette in contatto i colleghi di una stessa azienda o di aziende limitrofe per condividere il tragitto casa-lavoro. È attivo in oltre 50 grandi aziende e in molti Comuni. Grazie a Jojob nel 2015 è stata evitata l'immissione in atmosfera di 30 tonnellate di CO2 [13].

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[calcolo]
 
FONTI

 
 

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