Cambiamo

 
Agricoltura Sociale
Modelli socioeconomici ed ambientali resilienti
 
  • Orti nel penitenziario di Pavia nei quali i detenuti producono del cibo destinato alla vendita.
  • Orti sociali presso il Comune di San Martino Siccomario che hanno lo scopo di valorizzare dei terreni dismessi dando lavoro a persone disoccupate.
  • E poi attività di produzione agricola, e prossimamente anche di consegna a domicilio, attuata dagli ospiti di due comunità di accoglienza.
Progetti concepiti in una logica di rete, finalizzati ad uno sfruttamento del suolo a fini agricoli: impiegare l'opera di soggetti svantaggiati per produrre del cibo biologico destinato ad essere consumato dalla comunità cittadina in logica di filiera cortissima.
Progetto didattico La Strategia del Colibrigrave;  
VIDEO - Durata:  3 min 24"
TV2000
5 dicembre 2014
Orti sociali a Mulino di Suardi
Servizio di TV2000 sugli orti sociali
presso la Comunità Mulino di Suardi (PV)
 

Progetto agricolo-sociale a Pavia
Ecco gli orti sociali a km 0
per detenuti e disoccupati
Terreni in carcere, nelle comunità per ragazzi a Zinasco e Suardi e a San Martino
Vendita ai Gruppi d'acquisto solidale: «Creiamo lavoro per chi è in difficoltà»
Di Anna Ghezzi
Un orto da 6mila metri quadri dentro il carcere coltivato dai detenuti di Torre del Gallo. Un campo di due ettari a Zinasco Vecchio, coltivato dai ragazzi di casa Homer, un orto bio altrettanto grande alla casa famiglia Mulino di Suardi. E infine, almeno 4mila metri quadri di terra ora incolta a San Martino da destinare a disoccupati e persone in difficoltà economiche per farci orti sociali. Detenuti, ragazzi e disoccupati produrranno pomodori, melanzane, zucchine, ma non per sè: sarà il loro lavoro, venderanno i prodotti sul territorio, rivolgendosi a chi vuole mangiare buono, pulito e giusto e comprare al giusto prezzo. Come i gruppi di acquisto solidale, che l'anno scorso hanno mosso in provincia di Pavia oltre 300mila euro comprando direttamente dai produttori.
«Tutti i progetti - spiega Gabriele Porrati della cooperativa Cambiamo - sono finalizzati a uno sfruttamento del suolo a fini agricoli, impiegando soggetti svantaggiati per produrre cibo biologico destinato ad essere consumato dalla comunità locale». Una filiera cortissima che si traduce in risparmio ambientale, ma anche in un'economia solidale che aiuti a superare la crisi. Passando per la terra. «Vogliamo che sia un progetto che produce reddito per chi ci lavora - dice Porrati - L'obiettivo di Cambiamo, cooperativa sociale di tipo B, è dare lavoro ai soggetti svantaggiati basandolo sui risparmi, nelle nicchie che il sistema consumistico non considera: dall'ottimizzazione energetica, alla valorizzazione di terreni abbandonati e di persone dimenticate».
«Il tutto è nato due anni fa da un'idea discussa con Mimmo Damiani del Mulino di Suardi, comunità per adolescenti - prosegue Maide Garlando, Cambiamo - i ragazzi lì lavorano sulla produzione di cibo biologico, sulla conservazione dei prodotti e la ristorazione, ma quando escono devono trovare un lavoro "vero" che permetta loro di essere autonomi. E spesso tornano in comunità». «Abbiamo fatto uno studio di mercato, e pensato alle possibili azioni di coordinamento dei Gas - spiegano ancora Davide Sorisio e Yuri Galletti, sempre di Cambiamo - potremmo fare da magazzino nell'ex stalla di Cambiamo a Zinasco da ristrutturare, e consegnare a domicilio gli ordini per chi ha difficoltà a muoversi».
L'anno scorso con l'arrivo di Casa Homer a Zinasco la rete è cresciuta: «Vogliamo creare una cooperativa agricola che produca ortaggi e frutta - spiega la responsabile Licia Brunello - che in futuro vorremmo anche trasformare. I ragazzi impareranno un mestiere e potremo fare le consegne alla rete dei Gas, se necessario». La produzione delle comunità si sommerà a quella dei carcerati nell'orto da mezzo ettaro dentro le mura di Torre del Gallo: «Abbiamo attivato alcune borse lavoro, tra pochi mesi la cooperativa Cambiamo assumerà un detenuto per la coltivazione dell'orto - spiega Maria Pia Giacobone, Apolf - passeremo così dalla produzione per il carcere alla vendita fuori. È un'occasione per dare professionalità e reddito e aiutare il reinserimento dei detenuti nella società».
Tutto è stato studiato: c'è un perito agrario, Matteo Prandelli, consulente di Cambiamo, che segue l'andamento dell'orto, ci sono corsi di formazione Apolf per i carcerati, Asm ha aiutato a fresare il terreno lasciato incolto da anni, la Alan di Zinasco ha fornito il compost per concimare, Cambiamo ha comprato un motocoltivatore che permetterà di mettere a frutto anche l'altro terreno.
Il terzo tassello sono i disoccupati, a cui sarà assegnato il terreno tra via 8 marzo, via Roma e cascina Campeggia a San Martino: «Alla fine dei passaggi di proprietà il Comune avrà 10mila metri quadri di verde - spiega il sindaco di San Martino Alessandro Zocca - una parte sarà a verde pubblico, una per orti comunali e una per gli orti sociali. L'idea è valorizzare terreni senza che diventino un costo per le casse del Comune, come accade per i parchi pubblici di cui comunque a San Martino siamo già ben forniti, e dare opportunità di lavoro per i cittadini». Lì potrebbe sorgere anche uno spaccio per la vendita diretta.
«Ci sono altri Comuni potenzialmente interessati - conclude Porrati - hanno terreni incolti da recuperare da un lato e disoccupati da sostenere dall'altro. Il progetto crea un indotto virtuoso: dare lavoro ai soggetti svantaggiati, sviluppare un consumo a km zero e ridare vita al territorio».
Progetto agricolo-sociale a Pavia
La Provincia Pavese, 8 agosto 2014

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