| |
|
 |
|
| |
Petrolio, siamo al
picco
|
| |
Contenuti di questa pagina:
(in costante aggiornamento con successive aggiunte)
- Premessa alla lettera di ASPO Italia
con citazioni e rimandi a documenti esterni. Le notizie pubblicate
in Francia, le posizioni governative Statunitensi, del Regno Unito
e della Germania.
- Lettera aperta, inviata da ASPO Italia,
Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio, a tutti gli
amministratori delle Regioni e delle Province, allo scopo di
contribuire al miglioramento del quadro conoscitivo in materia
energetica, con particolare riferimento alla disponibilità
delle fonti fossili.
- Il futuro in due scenari. Come può
evolvere la situazione post-picco in funzione delle scelte che faremo.
- Le soluzioni proposte da
Progetto Cambiamo e Retenergie: Gruppi di acquisto per il
fotovoltaico, Impianti fotovoltaici in azionariato popolare, Cambio di
fornitore elettrico.
- Post Carbon Cities. Disponibile per
essere scaricata gratuitamente la versione italiana del libro
Post Carbon Cities, una Guida al Picco del Petrolio ed al
Riscaldamento Globale.
|
|
| |
Premessa alla lettera
di ASPO Italia
Già da molti anni ASPO ha preannunciato le dinamiche e le tempistiche secondo
le quali si sarebbe arrivati al picco del petrolio. Prima del Febbraio/Marzo di
quest'anno 2010 non ci sono mai state, tuttavia, delle conferme ufficiali da
parte di fonti governative. Ma il 25 Marzo scorso, in sincronia con le previsioni,
qualcosa è cambiato: Le Monde ha pubblicato un'
intervista esclusiva realizzata con Glen Sweetnam del DoE,
Dipartimento per l'Energia americano: riprendendo i risultati di una tavola
rotonda semi-pubblica risalente al 7 Aprile del 2009
( qui il documento originale in formato pdf), Sweetnam ha ammesso
il verificarsi tra il 2011 e il 2015 del punto di massima produzione mondiale di
petrolio, al quale seguirà un progressivo declino di questa risorsa. Su
questo tema è utile leggere la
traduzione italiana dell'esauriente
articolo
di Emiliy Spence, apparso il 10 Aprile 2010 su Countercurrents.org.
In aggiunta, nel Febbraio 2010 il Pentagono ha rilasciato un documento di analisi
intitolato "The Joint Operating Environment 2010"
( qui il
documento originale in formato pdf) nel quale a pagina 31, in un riassunto
riguardante la situazione energetica si legge:
"Nel 2012, la produzione in eccesso potrebbe completamente sparire,
e nel 2015 potrebbero mancare 10 milioni di barili al giorno per soddisfare la
domanda" [ndr: nel 2015 la domanda sarà di circa
90 milioni di barili al giorno] |
Tra le molteplici altre valutazioni e considerazioni contenute in questo
documento del Dipartimento per Difesa americano, è significativo anche
questo paragrafo che si trova a pagina 30:
|
"Senza una massiccia espansione delle capacità di produzione e di
raffinazione, diventa inevitabile incorrere in una grave contrazione energetica.
E' difficile predire con esattezza quali effetti politici, economici e strategici
possa produrre una tale deficit, ma sicuramente esso otterrà di ridurre le
prospettive di crescita sia per i paesi sviluppati che per quelli in via di
sviluppo. Un simile rallentamento dell'economia finirà di esasperare le
tensioni irrisolte, accelerando il cammino verso il collasso per i paesi
più deboli e compromessi, e probabilmente avrà un grave impatto
sia sulla Cina che sull'India. Nella migliore delle ipotesi, porterà un
periodo molto duro di riassestamenti economici. E' arduo predire a quanto possano
servire delle misure restrittive, degli investimenti in energie alternative,
degli sforzi per espandere la produzione petrolifera attingendo da sabbie
bituminose e rocce sedimentarie, allo scopo di mitigare gli effetti del
riadattamento. Non bisognerebbe dimenticare che la Grande Crisi ha creato
dei regimi totalitari che hanno cercato benessere economico per il loro
paese attraverso spietate politiche di conquista. |
Nel Regno Unito, viene intanto costituita una Commissione Parlamentare
che si occupa di seguire la questione peak-oil. Nel Marzo 2010 il
Guardian dà notizia di un vertice
governativo intitolato "Policy response to potential future oil supply
constraints" tenuto da Lord Hunt, il Ministro dell'Energia britannico,
che incontra una ventina di persone (ministri, esponenti del governo,
rappresentanti dell'industria ed esperti del settore) per fare il punto
della situazione, discutendo l'organizzazione delle contromisure da adottare
nei successivi cinque anni, onde prepararsi a reagire alla crisi in arrivo.
Rob Hopskins presenzia alla riunione come rappresentante di
Transition Network e fornisce
sul suo blog un resoconto dell'incontro. Le conclusioni
possono riassumersi in:
- Il picco è inevitabile, determinare la sua data esatta è
puramente accademico, l'intervallo di incertezza si sta man mano restringendo
e c'è un alto rischio che esso si presenti nell'arco dei prossimi
3 o 4 anni
- La scoperta di ulteriori risorse cambia di poco la data del picco
- I prezzi saliranno
- A breve termine, si conterà di più sul gas naturale
- Sarà inevitabile un intervento del governo
- Il cambiamento negli stili di vita sarà molto netto, il governo
dovrà trasmettere questo messaggio alla popolazione con
chiarezza ma senza cadere in allarmismi
- Occorre migliorare le politiche di trasporto, spostandosi sulle
elettrificazioni
- L'uso del territorio deve essere pianificato con attenzione, potrà
essere necessario ricorrere anche a dei razionamenti
Nel Luglio 2010 in Italia esce
questo articolo su Il Sole 24 Ore che fa un quadro
generale della situazione, cita lo studio del Pentagono e descrive la posizione
dei vertici militari americani.
Anche l' esercito tedesco, nel frattempo, analizza il problema. Nella prima
settimana di Settembre viene rilasciato uno studio govenativo, realizzato
dal Future Analysis Department del Bundeswehr Transformation Center, che è
scaricabile da
questo indirizzo in lingua originale, del quale si può leggere
qui una sintesi ben fatta in lingua inglese. Anche Der Spiegel
pubblica un
articolo di riassunto in lingua inglese.
Contemporaneamente su Quotidiano.net (redazioni de Il Resto del Carlino,
La Nazione, Il Giorno) compare un
articolo nel quale viene intervistato Ugo Bardi, presidente
della sezione italiana dell’Aspo e membro del comitato scientifico internazionale
della stessa associazione.
Due giorni dopo, su Il Fatto Quotidiano, viene ripresa la notizia dello
studio tedesco.
L' articolo che ne riassume i contenuti titola "Petrolio,
per i tedeschi il picco è realtà. E all'orizzonte si profila il
collasso". Le conclusioni a cui giunge lo studio sono che il picco
è già stato raggiunto, ma a differenza di altre analisi che
considerano quasi immediate le prime gravi conseguenze di questo evento
(un paio di anni), questa relazione ne pospone la materializzazione
più avanti. Occorre precisare che secondo le opinioni di altri studiosi
tali effetti si sarebbero già manifestati, in quanto l'attuale
crisi economica, contemporanea al verificarsi del picco, trarrebbe le sue
origini dall'incapacità del sistema di rispondere alla domanda di
produzione.
A proposito delle capacità di produzione e raffinazione, occorre
ricordare che la catastrofe della Deepwater Horizon che è avvenuta
nel Golfo del Messico, le cui conseguenze si protrarranno ancora per moltissimo
tempo, trae la sua origine dalla necessità di
reperire petrolio da giacimenti profondi: tali operazioni richiedono cospicui
investimenti tecnologici e finanziari, e le estrazioni avvengono comunque in
condizioni di alto rischio.
|
|
| |
|
|
Aspo Italia Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio
Sezione Italiana di ASPO International |
|
| |
| |
Alla Cortese Attenzione
- Presidenti delle Regioni e delle Provincie Autonome
- Presidenti delle Provincie
- Rappresentanti di Regioni, Provincie ed Enti Locali
presso la Conferenza Stato - Regioni - Enti locali
|
8 Maggio 2010
Oggetto: Nota informativa - Petrolio, economia e società
Egregio Sig. Presidente,
Ci permettiamo di sottoporre alla Sua considerazione la presente comunicazione,
con l'obiettivo di contribuire al quadro conoscitivo nel settore energetico,
che costituisce materia concorrente tra Stato, Regioni ed Enti Locali.
LA DISPONIBILITA' DI PETROLIO A BASSO COSTO E' IN DECLINO
Sussistono ragioni molto fondate per ritenere che la crisi finanziaria, partita
nel 2007 in modo graduale ed evoluta nel 2008 in un vero e proprio ridimensionamento
dell'economia globale, tragga in gran parte la propria origine nell'incapacità
di estrarre petrolio greggio in quantità sufficienti, e a costi sufficientemente
bassi, tali da sostenere la crescita imposta dall'economia aperta di mercato ormai
affermata in tutto il mondo.
La medesima crisi e la conseguente diminuzione dei consumi ha senza dubbio avuto
l'effetto, molto temporaneo, di rallentare l'incipiente deficit di petrolio,
ovviamente al costo di un relativo impoverimento di molti Paesi e degli strati
più svantaggiati delle relative (e sempre crescenti) popolazioni; l'attuale
stabilizzazione dei prezzi del barile di petrolio oltre gli 80 dollari testimonia
tuttavia che i fondamentali scatenanti non si sono modificati.
La relativa e modesta ripresa in corso non potrà che accentuare e avvicinare
il momento in cui l'offerta di petrolio non potrà' più fare fronte alla
domanda minima sufficiente a sostenere la crescita necessaria ad uno sviluppo
armonico e al benessere diffuso.
La stessa Agenzia Internazionale per l'Energia e il Governo USA
(cfr. Approfondimenti in fondo al testo) hanno diffuso per la prima volta un
avvertimento che, se ben interpretato e seguito da azioni adeguate, potrà
aiutare almeno ad attenuare gli effetti del prossimo "crash"
petrolifero.
La nostra Associazione si permette di suggerire una particolare attenzione non
soltanto al suddetto previsto evento, ma anche alla sua collocazione nel tempo,
che è estremamente ravvicinata (entro 2-3 anni) e che di fatto rende
difficilmente proponibili e praticabili programmi di riconversione a breve
termine del sistema energetico e tecnologico.
Emerge qualche positivo elemento di speranza, almeno per il nostro Paese,
rappresentato, a titolo d'esempio, dal vero e proprio "boom" del
fotovoltaico, passato in pochi anni da una nicchia trascurabile a oltre
1.200 MW di potenza installata, e dell'eolico, la cui potenza installata
presto raggiungerà i 5.000 MW, complessivamente contribuendo per quasi
il 5% al fabbisogno nazionale di energia elettrica.
La via d'uscita è tuttavia stretta e lunga, e deve essere percorsa in
fretta!
Essa necessita un forte sostegno da parte di tutti i livelli di governo e
amministrativi riguardo alla produzione di energia da fonti rinnovabili,
al risparmio e all'efficienza energetica e al trasporto sostenibile.
QUALCHE DATO SUL PICCO DEL PETROLIO
Il grafico sottostante è stato prodotto dal Dipartimento dell'Energia (DOE)
del Governo degli Stati Uniti d'America a partire dai dati dell'Agenzia
Internazionale per l'Energia (AIE), agenzia intergovernativa dei Paesi OCSE,
dedicata allo studio e alle previsioni sul futuro energetico mondiale.
La stessa figura prospetta un futuro energetico molto preoccupante, caratterizzato
a breve dal picco della produzione di combustibili liquidi.

Si tratta di un evento storico già in corso, il cui momento critico
è collocabile, secondo i dati AIE, tra circa 18 mesi [ndr: calcolati a
partire dal Maggio 2010, data di redazione della lettera] intorno al valore di
87 milioni di barili al giorno.
La produzione di petrolio convenzionale, che è in pratica tutto il petrolio
con cui è stato alimentato il metabolismo sociale ed economico mondiale
almeno negli ultimi 50 anni, ha superato un picco di capacità nel 2008,
ed è prevista declinare con un tasso annuo del 4%.
L'apporto di petrolio non convenzionale, essenzialmente sabbie bituminose e altri
progetti simili, non coprirà che in minima parte il deficit che si sta
aprendo tra domanda e offerta.
Tale deficit è rappresentato, nella figura, dall'area bianca classificata
come l'insieme dei progetti produttivi ancora da identificare, che si trova tra
la porzione colorata della figura data dalla somma della produzione delle varie
categorie di liquidi combustibili e la curva in colore blu scuro, che rappresenta
le previsioni dell'AIE sulla domanda da oggi al 2030.
In altre parole, la parte colorata della figura rappresenta la realtà,
la parte bianca l'immaginazione.
Questa quantità di petrolio "immaginario" ammonterebbe, nel 2030,
alla cifra stratosferica di 60 milioni di barili al giorno, pari alla produzione
attuale di sei produttori come l'Arabia Saudita.
I problemi, tuttavia, inizieranno molto prima, allorchè la domanda
inizierà a superare definitivamente l'offerta.
Purtroppo le scoperte di nuovi giacimenti, lungi dal ripetere i fasti dei tempi
in cui furono individuati i grandi campi petroliferi che ci hanno generosamente
servito per diversi decenni, dopo un picco a metà degli anni sessanta del
secolo scorso, sono andate irregolarmente ma inesorabilmente calando e si attestano
oggi intorno ad 1/5 dei consumi. Tali scoperte sono inoltre principalmente
costituite da progetti petroliferi estremamente complessi dal punto di vista
geologico e ingegneristico (per esempio in alto mare, in zone perennemente
coperte da ghiacci, a profondità chilometriche, greggio di qualità
scadente, contenente sostanze pericolose o da eliminare, complicate lavorazioni
di enormi quantità di sabbie o di rocce).
Tale complessità si riflette, ovviamente e prima di tutto, in costi
economici più alti e ritorni energetici minori (minore estrazione di
petrolio per unità di energia spesa per estrarlo), aspetto, quest'ultimo,
che, indipendentemente dalle quantità di petrolio ancora esistenti,
definisce il "vantaggio" tramite il quale la struttura
socio-economico-produttiva può continuare a svilupparsi.
Negli Anni Trenta del secolo scorso si utilizzava l'energia corrispondente a un
barile di petrolio per estrarne cento, oggi con un barile se ne estraggono da
dieci a quindici, e ciò pur tenendo conto degli enormi progressi tecnologici
intervenuti nel frattempo!
La stessa crescente complessità della ricerca ed estrazione di petrolio si
riflette anche, come purtroppo testimoniano le recenti cronache dal Golfo del Messico,
in un aumentato rischio di incidenti dalle conseguenze particolarmente gravi
e durature.
Da tempo la nostra Associazione ha divulgato ad ogni livello della società,
dalle scuole elementari fino agli organi di governo dello Stato, delle Regioni
e degli Enti Locali, l'entità, la tempistica e le possibili conseguenze
del picco petrolifero, così come ora trovano conferma nel documento del
Dipartimento dell'Energia del Governo degli Stati Uniti.
Il metabolismo sociale ed economico del nostro Paese, delle sue Regioni e città
è ancora totalmente dipendente dalla fruibilità di combustibili liquidi
a buon mercato.
Il panorama prevedibile nella fase di declino di disponibilità di tali
combustibili è caratterizzato da costi crescenti degli stessi che si
trascineranno dietro costi crescenti dell'energia in generale e delle materie
prime (come si à visto nel periodo 2004-2008).
Tutti i settori produttivi, dai trasporti all'agricoltura, così come
l'intero assetto economico e sociale soffriranno - in modo al momento
imprevedibile - generando una riduzione delle disponibilità di beni,
servizi e lavoro così come oggi li concepiamo.
Si rileva che l'attuale fase di sostituzione dei combustibili liquidi di origine
petrolifera con il gas naturale può alleviare solo in minima parte
i problemi per il settore dei trasporti.
La scrivente Associazione evidenzia quindi la necessità che
l'azione politica e amministrativa
si occupi nel più breve tempo possibile di garantire alla società
il mantenimento dei servizi essenziali scoraggiando la deriva verso il superfluo
e focalizzandosi verso la preparazione, sia materiale, sia culturale, di una
comunità informata e resiliente [ndr: la resilienza è la
capacità di adattarsi ai cambiamenti], chiamata ad affrontare un periodo
di diminuzione del flusso di beni e servizi senza per questo collassare o
trasformarsi in qualcosa di diverso e sicuramente meno gradevole.
In questo quadro si evidenzia inoltre il carattere controproducente dei progetti
di rilancio del paradigma vigente, rappresentati dall'ipotesi di incrementare
l'uso del carbone e dal ritorno al nucleare, che sottendono l'idea non sostenibile
della crescita materiale infinita.
Grati per la Sua considerazione, rimaniamo a disposizione per qualsiasi
approfondimento.
Con Ossequio.
ASPO ITALIA
ASSOCIAZIONE PER LO STUDIO DEL PICCO DEL PETROLIO
www.aspoitalia.it
Approfondimenti
|
| |
|
Cliccare qui
per scaricare il documento originale ASPO in formato .pdf
|
| |
|
|
Il futuro in due scenari
|
| |
|
LO SCENARIO PEGGIORE
Fra 10 anni, nel 2020. Le risorse energetiche della società
sono calate paurosamente. Il picco del petrolio si è verificato intorno
al 2010 e, oggi la produzione petrolifera è ridotta a due terzi di
quella del picco. E' in declino anche la produzione di gas naturale. Chi
produce carbone non lo esporta e la Cina e gli Stati Uniti continuano
a inquinare l'atmosfera con le loro centrali a carbone. L'uranio scarseggia
e chi non ha miniere di uranio sul territorio è stato costretto
a chiudere le centrali; è successo in Francia, che ora si trova in
carenza di energia elettrica ed è costretta a importarla dagli
impianti rinnovabili danesi e tedeschi. Le guerre per il petrolio hanno
devastato il Medio Oriente e la crisi finanziaria mondiale ha ridotto
enormemente le capacità di investimento. Gli impianti rinnovabili
continuano a produrre energia dove sono stati installati, ma non ci sono
le risorse per installarne di nuovi. La produzione industriale e agricola
crollano, quest'ultima anche a causa della desertificazione e dell'uso del
suolo agricolo per la produzione di biocombustibili. La popolazione umana
comincia a calare per malnutrizione e malattie.
Fra 100 anni, nel 2100. La parabola industriale umana si è
quasi completamente compiuta per via del cambiamento climatico e
l'esaurimento delle materie prime. Da decenni non si estraggono più nè
gas naturale nè petrolio, mentre la produzione mineraria è
crollata a livelli che sono solo una piccola frazione di quella di una volta.
Le guerre per il petrolio dei primi decenni del secolo hanno indebolito la
società, sprecando quel che rimaneva delle risorse. La scelta fatale
è stata di puntare tutto sul carbone, che ancora si estrae in Asia
centrale, nell'America del Nord e in Australia. In queste zone, rimane
attiva una societè industrializzata, sia pure a livelli produttivi
e tecnologici molto più bassi di quelli dell'inizio del ventesimo
secolo. Le centrali a carbone producono ancora energia elettrica, e dalla
liquefazione del carbone si ottengono combustibili liquidi che permettono
di tenere in piedi una certa mobilità, ormai riservata quasi
esclusivamente a mezzi militari. Ancora, si vedono carri armati e aerei
da combattimento che si scambiano missili e cannonate. Il cambiamento
climatico e il decadimento dell'agricoltura ha portato al crollo della
popolazione che si è dovuta spostare nelle zone continentali
dell'estremo nord e dell'estremo sud, dove è ancora possibile
coltivare la terra. Nel resto del mondo, Europa, Africa, Asia del Sud
e altri, il crollo della popolazione e la desertificazione hanno riportato
la società a un livello preindustriale. Pochi centri ancora organizzati
sono circondati da vaste aree dove chi è sopravvissuto di arrangia
come può.
|
|
LO SCENARIO MIGLIORE
Fra 10 anni, nel 2020. Le risorse energetiche della società
sono calate paurosamente. Il picco del petrolio si è verificato intorno
al 2010 e, oggi la produzione petrolifera è ridotta a due terzi di
quella del picco. E' in declino anche la produzione di gas naturale. La
situazione genera un accordo internazionale per fare uno sforzo per rimpiazzare
i combustibili fossili con risorse rinnovabili. Si decide anche di ridurre al
massimo possibile l'uso del carbone, utilizzando le testate nucleari accumulate
negli anni per rifornire le centrali atomiche esistenti e utilizzarle al meglio
possibile nella fase di transizione. Non si riesce a evitare l'inizio del
declino della popolazione umana a causa di malnutrizione e malattie. Tuttavia,
stimolata dallo sviluppo delle rinnovabili, verso il 2020 l'economia dà
segni di ripresa dalle crisi finanziarie precedenti.
Fra 100 anni, nel 2100. Lo sviluppo delle rinnovabili ha dato i suoi
frutti. Quasi l'1% della superficie del pianeta nelle zone equatoriali è
coperto di pannelli fotovoltaici dell'ultima generazione, che danno efficienze
dell'ordine del 60%. Nei paesi nordici, poco soleggiati, si fa grande uso
dell'eolico d'alta quota, con impianti che discendono dal "Kitegen""
ideato all'inizio del ventesimo secolo. Si fa grande uso anche del geotermico
profondo, utilizzabile ovunque. Tutti questi impianti producono energia elettrica
in grande abbondanza. La società è ormai completamente elettrificata.
Sono decenni che non si estraggono e non si usano combustibili fossili. Non si
usano più combustibili di nessun tipo e l'idea stessa di bruciare qualcosa
per ottenere energia viene considerata stupida, se non criminale, visti i danni
che ha fatto nel ventesimo e ventunesimo secolo. Il pianeta è ancora
sotto stress per l'eccesso di gas serra emessi durante la fase di utilizzo dei
fossili, ma le concentrazioni hanno cominciato a diminuire e il pianeta dè
segni di ripresa, sia pure mantenendo segni di desertificazione nei paesi
tropicali. Le ultime centrali nucleari sono state chiuse verso il 2060; non ce
n'è più bisogno. L'economia si è stabilizzata su un livello
di buona prosperità basato sull'abbondante flusso di energia elettrica
che viene dalle rinnovabili. Un sistema sofisticato di rete di comunicazioni,
che deriva dal vecchio internet, ha reso inutili i lunghi viaggi. Tuttavia,
gli umani amano ancora spostarsi in dirigibile e per nave. Si comincia a
riprendere l'esplorazione spaziale, che era stata abbandonata nei primi decenni
del ventesimo secolo.
|
Fonte dei due scenari:
aspoitalia.blogspot.com
Testo tratto dal post "Fra dieci miliardi di anni" scritto da Ugo Bardi
|
|
PRENDERE L'UNA O L'ALTRA STRADA DIPENDE SOLTANTO DA NOI
|
|
NON ARRENDIAMOCI ALL'EVITABILE
|
| |
Progetto Cambiamo e
Retenergie
GRUPPI DI ACQUISTO PER IL FOTOVOLTAICO
IMPIANTI FOTOVOLTAICI IN AZIONARIATO POPOLARE
CAMBIO DI FORNITORE ELETTRICO
Cliccare qui
per informazioni
Progetto Cambiamo
SERVIZIO DI ANALISI ENERGETICHE
Cliccare qui
per informazioni
|
|
| |
|
|
| |
| |
|
|
|
 |
| |
|